{"id":341,"date":"2017-10-03T22:44:12","date_gmt":"2017-10-03T20:44:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aiasiteam.org\/emanuela\/?p=341"},"modified":"2017-10-03T22:45:04","modified_gmt":"2017-10-03T20:45:04","slug":"che-grano-mangiamo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.aiasiteam.org\/emanuela\/2017\/10\/03\/che-grano-mangiamo\/","title":{"rendered":"Che grano mangiamo?"},"content":{"rendered":"<p>Fino agli anni \u20196<img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-342 alignleft\" src=\"http:\/\/www.aiasiteam.org\/emanuela\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/grano-e-grano.png\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" \/>0 il grano duro di nome \u201cCappelli era l\u2019unica variet\u00e0 coltivata nel Mezzogiorno d\u2019Italia, esso rappresentava l\u2019alimento base della dieta della popolazione pugliese ad esempio. Questo grano, sebbene fosse apprezzato per la qualit\u00e0, era, purtroppo\u00a0 per noi, poco produttivo.<br \/>\nCos\u00ec, nel 1974, il Professore Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, (attuale presidente dell\u2019Accademia delle Scienze) con un gruppo di ricercatori del CNEN (Comitato Nazionale per l\u2019Energia Nucleare) indusse una mutazione genetica nel grano duro denominato \u201cCappelli\u201d, esponendolo ai raggi gamma di un reattore nucleare per ottenere una modifica e, in seguito, lo incroci\u00f2 con una variet\u00e0 americana. Dopo la mutazione, il povero grano era diventato \u201cnano\u201d, mostrando differenze positive rispetto al cappelli originale, in caratteri come la produttivit\u00e0 e la precocit\u00e0 nella crescita. Questo nuovo tipo di grano mutato geneticamente, non OGM, ma irradiato, fu battezzato \u201cCreso\u201d e, con esso oggi si prepara ogni tipo di pane, pasta, dolci, pizze, alcuni salumi, capsule per farmaci, ecc. (con questa farina si prepara circa il 90% della pasta venduta in Italia).<br \/>\nIl grano Creso presenta un\u2019aumentata quantit\u00e0 di glutine che ne ha migliorato la qualit\u00e0 commerciale e pastificatoria ma ne ha sicuramente apportato un incremento nell\u2019alimentazione umana. Inoltre ha prodotto un\u2019alterazione del pH digestivo con conseguente perdita di flora batterica autoctona, questo nel tempo ha avuto notevoli ricadute sulla salute della popolazione soprattutto per quanto concerne le malattie autoimmuni dalla celiachia all\u2019artrite reumatoide all\u2019ipotiroidismo di hashimoto etc.<br \/>\nIl fatto che il glutine, costituito principalmente da due tipi di proteine, le gliadine e le glutenine, possa causare problemi di salute, posto in termini biochimici, deriva dalla composizione di un particolare frammento proteico in cui gli aminoacidi prolina sono posizionati in modo da impedire l\u2019attivit\u00e0 di idrolisi da parte dell\u2019enzima specifico. Detto in un linguaggio molto tecnico, l\u2019apparato digestivo dei mammiferi non ha una capacit\u00e0 infinita di idrolizzare i legami ammidici quando sono adiacenti a residui di prolina creando frammenti indigeriti con attivit\u00e0 infiammatoria.<br \/>\nPer questo motivo si cerca di recuperare variet\u00e0 di grano che contengono quantitativi di glutine inferiori oltre ad altri componenti di grosso interesse nutrizionale. Tali \u201cgrani antichi\u201d, quasi estinti a causa di ripetuti e differenti interventi sulle variet\u00e0, stanno ritornando in auge e rappresentano la vera perla della nostra alimentazione mediterranea.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fino agli anni \u201960 il grano duro di nome \u201cCappelli era l\u2019unica variet\u00e0 coltivata nel Mezzogiorno d\u2019Italia, esso rappresentava l\u2019alimento base della dieta della popolazione pugliese ad esempio. 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